«Quando Mauro mi ha detto: "Max io parto, vado a Miami, mi sa che non torno", io ho
pensato al racconto I Langolieri di Stephen King, dove si parla di quei pesci degli abissi che sopravvivono solo in condizioni ostili: senza luce e schiacciati da una pressione fortissima. A lui era successa la stessa cosa», racconta Pezzali, «finché stavamo nella nostra cantina a comporre e suonare, finché anche noi eravamo schiacciati dalla pressione fortissima dell'incertezza, è stato bene. Poi il successo ci ha risucchiati verso l'alto e lui ha sentito che non si teneva più insieme. Come potevo dirgli: rimani?».
Come mai vent'anni dopo (ri)ascoltiamo gli 883?
Mauro, arriva la fama ed è a quel punto che lei se ne va: perché?
«Non ero all'altezza della situazione. Giù dal palco eravamo 50 e 50, portare questa collaborazione sulla scena era impossibile, e allora io, mentre Max cantava, saltavo perché non potevo fare altro. Quando siamo arrivati a giocare in Serie A, non ne avevo la capacità né









