È bello ogni tanto incontrare qualcuno che guarda al suo passato con tanta serenità quanto è l'entusiasmo che ripone nel futuro. Ancor più se questo qualcuno è un artista, figura troppo spesso compiacente rispetto al “revisionismo di carriera”. Così, dopo aver fatto saltare sui dancefloor e sui divani l'Italia dei late 90s al grido di “AcidoAcida”, Eva Poles presenta il primo album solista ma non rimpiange, né recrimina alcunché a tutto quel successo: “I Prozac+ sono stati un'esperienza bellissima e ogni tanto pensiamo che dovremmo ripeterla”, dice con la grazia propria di una cuspide Vergine/Bilancia, “un'esperienza così totalizzante da cui è stato normale allontanarsi per fare altro”. Ad esempio 'DuraMadre', uscito da qualche giorno.
Sì, ma in mezzo?
“Ho ripreso Conservazione dei Beni Culturali a Udine (Curriculum Archivistico-Librario), ho fatto il conservatorio, ho lavorato col progetto Rezophonic... e nel frattempo ho ricominciato a scrivere, come facevo nei gruppi in cui avevo
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